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LO YOGA (Parte 1)

LO YOGA (Parte 1)

In un momento storico così particolare come quello in cui ci troviamo, dove si può accumulare una quantità elevata di stress, abbiamo una necessità quella di sfogarci in qualche attività e se si dovesse pensare alle discipline che permettono questo sicuramente lo yoga verrebbe in nostro aiuto.

Che cos’è?

Lo yoga è una disciplina molto antica, nata in India. Affonda le sue radici nella millenaria filosofia vedica, che a sua volta è alla base di tradizioni tra cui l’induismo, il buddismo e il tantra. La parola yoga deriva dal termine sanscrito yuj, che significa “unire”, “unione”. Anche le parole italiane “coniugare” e “giogo”, per esempio, hanno la stessa radice. Che cosa unisce, dunque, lo yoga? Lo yoga è il legame che mette in equilibrio gli opposti, li riconcilia e li conduce al completamento: unisce il corpo e la mente, ma anche gli individui tra di loro e l’individuo con la coscienza universale. Molte persone in Occidente si avvicinano allo yoga come a una forma di ginnastica, uno stretching per tonificare il corpo e ridurre lo stress.

Lo yoga porta indubbiamente molti benefici a livello psicofisico, lavorando sia sulle ossa, i muscoli e le articolazioni, ovvero la struttura del nostro corpo, che sugli organi interni e sulla circolazione. Ben presto però, con la pratica regolare, ci si rende conto che oltre a sciogliere le tensioni e a rinforzare la muscolatura lo yoga aiuta a concentrare la mente e a comprendere meglio il nostro corpo e la sua energia. Il senso di pace, di benessere e di risveglio delle energie che si prova durante e dopo la pratica rivela la natura di questa disciplina: un percorso di crescita personale che porta alla consapevolezza di sé, all’armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.

Che cos’è?
Che cos’è?

Diverse scuole vediamone qualcuna

L’Ashtanga Yoga così come insegnato da Pattabhi Jois combina tra loro una forma di respiro profondo e nello stesso tempo solo leggermente udibile, realizzato con la pratica dell’ujjayi pranayama, “chiusure energetiche” interne chiamate bandha, e punti di direzione dello sguardo (drishti) in sequenze di asana collegati tra loro dal vinyasa (sincronizzazione di respiro e movimento).  Con una pratica continua si possono ottenere forza, elasticità e grazia di corpo e mente. Tramite la purificazione interna e un’esperienza che è anche meditativa, chi pratica l’AVY giunge ad una più profonda comprensione del Sé. In particolare, le fondamenta della pratica quotidiana dell’AVY second Pattabhi Jois si trovano nel metodo del tristhana, che comprende il respiro, le asana, e le drishti.

Questi tre elementi riguardano tre livelli di purificazione: il corpo, il sistema nervoso e la mente, e vengono sempre eseguiti contemporaneamente. Vediamoli in dettaglio. Le asana purificano, rafforzano e donano elasticità al corpo. Ciascuna delle sei “sequenze” dell’AVY prevede un numero fisso di asana in cui si rimane di solito per la durata di cinque inspirazioni (in sanscrito: puraka) e cinque espirazioni (in sanscrito: rechaka). Il trascorrere un tempo piuttosto limitato in ciascun asana contribuisce anche al meditare sul carattere non permanente, transitorio, di ogni “forma” fisica, asana compresi, e a sviluppare il non-attaccamento a tali forme.