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LO YOGA (Parte2)

LO YOGA (Parte2)

Come abbiamo visto lo yoga in verità è una pratica molto più complessa di quanto avessimo pensato, può arrivare a toccare corde molto profonde del nostro essere, attraverso non le solite frasi auto-motivanti ma bensì con la pratica, con azioni fisiche che ci portano ad una più profonda conoscenza di noi stessi.

I Bandha le Contrazioni

I bandha possono essere definiti come “contrazioni” o “chiusure” di determinate parti del corpo che hanno un ruolo fondamentale per regolare il fluire del prana, cioè dell’energia vitale, quindi anche per garantire un’esecuzione corretta di asana e pranayama. La loro corretta esecuzione richiede un certo periodo di pratica, che consente anche di passare da un piano meramente fisico-muscolare ad uno più sottile, energetico. Il primo bandha (mula bandha) si può tradurre come “chiusura alla base della spina dorsale”.

Contraendo leggermente il muscolo che va dall’osso pubico al coccige, si crea un sigillo energetico che “chiude” il prana nel corpo e previene così la sua fuoriuscita dalla base della spina. Si dice che il mula bandha sposti il prana nel sushumna nadi, che è il canale centrale del corpo energetico e l’equivalente energetico della spina. Il secondo bandha (uddiyana bandha), consiste in una lieve contrazione del muscolo transversus abdominis (il muscolo che attraversa orizzontalmente l’addome) ed è usato per attirare il contenuto addominale verso la spina dorsale. Questo bandha serve a dare fludità e leggerezza all’asana. Così si può capire il meccanismo del respiro e della fluidità per ridurre l’ansia e lo stress.

Gli Asana e lo Yoga Scientifico

nutile dirvi dell’importanza di questo libro scritto da Swami Kuvalayananda per allievi e insegnanti del suo “metodo”. Ho messo la parola tra virgolette perché non si può parlare propriamente di “metodo”, in quanto lui si rifaceva semplicemente alla tradizione, così come l’aveva conosciuta nel 1919 (quindi a 21 anni), quando Paramahansa Madhavdasji lo iniziò alla dottrina dello yoga. Il ragazzo fu molto impressionato dai misteriosi effetti psico-fisici della pratica dello yoga e volle cercarne anche una spiegazione scientifica; decise perciò di dedicare la sua vita allo studio di questa disciplina, cercando di approfondire in modo particolare gli aspetti terapeutici dello yoga. Cinque anni più tardi, divenuto medico, fondò il Kaivalyadhama Yoga ashram a Valvan, nei pressi di Lonavla, a metà strada tra Bombay e Pune.

I risultati delle sue ricerche, riguardanti gli effetti dello yoga in campo medico, cominciarono a essere pubblicati sulla rivista Yoga Mimamsa, molto apprezzata anche in Occidente. Nel 1961 fondò a Lonavla un ospedale ispirato alla visione yogica, con medici che erano anche insegnanti di yoga. Proprio come il mio insegnante al corso di formazione che seguivo a Torino: direttore e ispiratore dell’Istituto Kuvalayananda, teneva le lezioni del corso di formazione quando non c’erano insegnanti provenienti dal Kaivalyadhama. Possiamo dire che fino all’avvento di Swami Kuvalayananda si sapeva che cosa lo yoga fosse; si conosceva l’effetto delle sue tecniche; si vedevano e si sperimentavano i risultati della pratica; si leggeva nei testi della tradizione che cosa gli antichi maestri avevano verificato sulla propria pelle eseguendo le posizioni. Ma nessuno ancora sapeva perché e come “lo yoga funziona”.

Gli Asana e lo Yoga Scientifico
Gli Asana e lo Yoga Scientifico